23 febbraio 2012

MIlano > Galleria Valeria Bella Stampe > Luca Pignatelli

COMUNICATO STAMPA

Valeria Bella Stampe dal 20 settembre al 10 ottobre prossimo, ospiterà una particolarissima personale di Luca Pignatelli (1962), artista milanese noto in Italia quanto all’estero. presente alla Biennale di Venezia nell’edizione 2009, l’artista stupirà il suo pubblico di collezionisti ed estimatori con questa mostra “mai vista” a Milano. Si tratta infatti di una trentina di opere grafiche di eccezionale formato realizzate con la maniera allo zucchero. Sono lavori che Pignatelli inizia nel 2002 e, ciò che è più entusiasmante, mai esposti in una galleria privata.

Al posto dei famosi “teloni” di copertura dei treni merci su cui Pignatelli è solito dipingere, in queste opere grafiche, tirate sino a un massimo in 12 esemplari, l’artista utilizza carte diverse, fogli parzialmente sovrapposti, talvolta antichi, stampati o manoscritti, oppure diversi per consistenza o colore. Le carte che così composte fanno da sfondo ai soggetti che popolano le stampe, producono ogni volta un risultato talmente diverso tanto da poter essere considerabili un “unicum”. I temi rimangono quelli dei suoi dipinti: treni con locomotive sbuffanti, aerei da guerra, paesaggi innevati, case che sembrano riemergere dal passato, santi, boschi, dirigibili sopra città industriali o resti archeologici, camion misteriosamente abbandonati, angeli con pesanti ali, luoghi disabitati. L’amore per il passato e per la storia è evidente e Pignatelli sembra volerci ricordare quanto l’uomo è piccolo di fronte a essa.

Inaugurazione 20 settembre ore 18

Valeria Bella Stampe
via S. Cecilia, 2 – Milano
Lun 15-19, mar-sab 10-19
Ingresso libero

Milano > A arte Studio Invernizzi > Niele Taroni

COMUNICATO STAMPA
La galleria A arte Studio Invernizzi inaugura martedì 20 settembre 2011 alle ore 18.30 una mostra personale di Niele Toroni in cui vengono presentati lavori su tela, tela cerata, carta, cartone e 5 interventi a muro.

Niele Toroni, nato a Muralto nel 1937, risiede a Parigi dal 1959 e “dal 1967 lavora dando corpo al medesimo procedere operativo: il suo metodo prevede la successione di impronte di pennello n. 50, tracciate a 30 cm di distanza l’una dall’altra, che percorrono superfici diverse … ciascuna delle quali diventa luogo di epifania – transitoria quanto concreta, temporanea quanto assertiva – di un divenire e di una metamorfosi incessante del suo fare nel tempo. Talvolta le impronte trascorrono dall’una all’altra superficie, in un continuum che rende ancora più presente questa concretezza della diversità, le cui possibilità non si esauriscono nella singolarità e individualità dell’opera, ma nel modificarsi inesausto delle risultanti possibili del suo empirico realizzarsi e distendersi.” (Francesca Pola)

“Il suo creare è infatti espressione di puro sentire, aìsthesis nella sua più assoluta purezza alieno da contaminazioni storiche e culturali pur nella consapevolezza di non poterne recidere i fili.
Da qui l’innegabile sua antesignana impreteribile radicalità nel produrre impronte di coloriluce e opere le une e le altre sempre differenti per la diversità di atomi-molecole di spaziotempo che concretamente le costituiscono oggettivamente e soggettivamente.
Da qui pure la loro bellezza per l’esteriore armonia di coloriluce, ma soprattutto per l’originarietà che noeticamente le individua, donde il coinvolgimento del sentire di quanti, percependosi nell’infondo senza fondo dei loro meandri invisibili e di quelli della propria stessa anima, affascinati s’inebriano agli angoscianti ululi inudibili degli strangoli d’anniento del proprio stesso diveniente spaziotempo tra il nascere e il morire”. (Carlo Invernizzi).

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente un saggio introduttivo di Francesca Pola, un testo di Carlo Invernizzi e la riproduzione delle opere esposte in galleria.

CATALOGO CON SAGGIO DI: Francesca Pola
TESTO DI: Carlo Invernizzi

Ufficio Stampa | Alessandra Valsecchi | 340 3405184 | alessandra.valsecchi@spazi-inclusi.it

Inaugurazione martedì 20 settembre 2011 ore 18.30

A arte Studio Invernizzi
via D. Scarlatti, 12 – Milano
ORARI: da lunedì a venerdì 10-13 15-19, sabato su appuntamento
ingresso libero

Milano, Galleria Massimo de Carlo, Massimo Bartolini

COMUNICATO STAMPA

Il 15 settembre 2011 Massimo De Carlo inaugura a Milano Basements una mostra personale di Massimo Bartolini. L’artista di Cecina ritorna in galleria con un nuovo progetto.

Come al solito, questa mostra parla di conciliazione degli opposti, e dei resti che questa operazione comporta, sperando che siano infine essi stessi produttori di senso.

Artista interessato alla reinterpretazione degli spazi e alla creazione di atmosfere intense e suggestive, Massimo Bartolini, nato a Cecina nel 1962, si pone come una delle figure più interessanti nel panorama artistico italiano e internazionale. Massimo De Carlo ospita la sua sesta mostra personale in galleria che, con un’installazione site specific, affronta i temi a lui cari della luce, evocatrice di percezioni cariche di significato e coinvolgenti, e della terra, l’essenza del mettere radici.

La prima installazione mette in connessione due sale della galleria, una all’inizio e l’altra alla fine del percorso espositivo, al terzo piano. La prima accoglie centinaia di luminarie, tipiche delle feste patronali nei paesi di campagna, disposte sul pavimento, che si accendono a intermittenza. Il loro accendersi, spegnersi e dissolversi è determinato dai suoni, dalle parole e dalle pause del video esposto nella seconda stanza. Con questa installazione, che riprende il progetto Etico_F, attualmente esposto a Palazzo Riso a Palermo, e sorprendenti lavori precedenti come l’installazione Anche oggi niente, al MAXXI nel 2008, l’artista lascia tutto alla percezione, e la luce, vera protagonista, immerge lo spettatore in un’atmosfera intensa e raccolta. Un quadrato di terra arato, in bronzo, di grandi dimensioni, costituisce la seconda installazione. L’elemento naturale gioca un ruolo preponderante nelle opere di Bartolini, in cui la terra è intesa come materia costitutiva dal cui grembo germoglia la vita. Nell’opera esposta l’artista trasforma la terra viva in bronzo, quasi a voler decontestualizzare questo elemento dal suo ambiente e inserirlo in uno nuovo, circoscritto, che enfatizza il suo valore di supporto originario dell’uomo. Collegata ai suoi precedenti lavori fotografici, che vedono protagonisti uomini con mani, piedi e testa sotterrati nel terreno, quest’opera ricorda l’essenza umana, che spesso diventa necessità, del mettere radici, del radicarsi in qualcosa di vero e concreto.

Nella sua intensa carriera Massimo Bartolini ha partecipato a numerose esposizioni italiane ed internazionali, tra cui International Triennale on Contemporary Art, Yokoama del 2011, La Biennale di Venezia, Esposizione Internazionale d’Arte del 2009 e del 1999 e la 6th Shangai Biennale del 2006. Tra le mostre personali troviamo Art Unlimited, Art Basel 42, Basilea, 2011; Massimo Bartolini: Cor alla South London Gallery, Londra, 2010; Dialoghi con la Città al MAXXI, Roma, 2008; Museu Serralves, Porto, 2007; GAM, Torino, 2005. Inoltre, tra le collettive: Sotto quale cielo? presso Palazzo Riso a Palermo, 2011; Terre Vulnerabili, Hangar Bicocca, Milano, 2010 ed Ecstasy: In and About Altered States, The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, USA, 2005. Lo scorso giugno è stata inaugurata la personale Il Cuore in Mano presso il Centre of Contemporary Art Znaki Czasu di Turon in Polonia.

Inaugurazione: giovedi’ 15 settembre

Galleria Massimo De Carlo
Via Giovanni Ventura, 5 Milano
Orari: mart-sab 11:30 – 19:30
Ingresso libero

Milano, Camera16 Contemporary Art, Wendy Bevan

COMUNICATO STAMPA

a cura di Carlo Madesani

Non è facile descrivere il lavoro di Wendy Bevan (Inghilterra, 1983): artista, fotografa, musicista, performer, nata ad Harrogate, Inghilterra, nelle vicinanze di Leeds, attualmente a Londra, dove ha studiato fotografia.
Come fotografa è conosciuta specialmente per i suoi lavori nel mondo della moda, ha collaborato con molte importanti pubblicazioni fin dal termine dei suoi studi, iniziando da i-D e proseguendo con testate quali Russian Vogue, Italian Marie Claire, Harper’s Bazaar, Muse, Financial Times: How To Spend It, The Independent, The Observer, Self Service, Big, 10, Lula, Nylon, V Magazine, Qvest, POP Magazine, I-D, Grey e online Magazine TEST e molti altri.

All’interno della fotografia di moda, e come visione d’artista, Wendy Bevan è un curioso ed inaspettato unicum. Le sue opere, scatti contemporanei proiettati in un’altra epoca, ricche di arte pittorica, ci trascinano in un mondo di ambiguità e disagiate narrazioni, con personaggi malinconici o sognanti, donne, bambole di altri tempi, ed una luce rarefatta che avvolge i soggetti filtrando emozioni e sentimenti. Scorrendo il suo portfolio, si passa attraverso un labirinto di set cinematografici d’epoca in cui drammatiche rappresentazioni si svolgono in assoluto silenzio.

La sua poetica è influenzata da atmosfere romantiche, spesso collegate ad un immaginario in cui si mischiano burlesque, personaggi circensi, vecchi ritratti di famiglia, teatro e cabaret anni venti. Proprio il burlesque è un’altra arte in cui Wendy si è cimentata, con il suo gruppo The Correspondents, mentre oggi la sua carriera musicale prosegue con la band Temper Temper. Tra le sue influenze musicali cita spesso i Roxy Music, Antony and the Johnsons, Nick Cave, i Mercury Rev. Inoltre ha partecipato come regista alla sesta edizione del “Birds Eye View Festival”, appuntamento dedicato al cinema femminile, con il corto “Reaching the Moon”, in proiezione presso il Museo Pecci di Milano a settembre. Tra le influenze per questo suo lavoro: Andrei Tarkovsky, Jane Champion, David Lynch, Federico Fellini, Wim Wenders e Jean Luc Godard. I suoi stilisti preferiti sono Dries Van Noten e Balenciaga.

Inaugurazione: 13 -15 settembre ore 18.30

Camera16
via Pisacane 16 – Milano
orari: martedì – sabato / 15.00 – 19.00